Comunicazioni

Percorso protezione civile

Come si parla ai volontari, e come i volontari parlano fra loro.

Gli avvisi

Un avviso raggiunge chi decidi tu — tutti, una squadra, i reperibili di un turno — e arriva su più canali insieme: campanella dentro l'applicazione, notifica push sul telefono, email, SMS se avete un pacchetto attivo.

Gli invii si possono programmare, anche a orari scaglionati: se mandate un promemoria a trecento persone, farlo partire tutto insieme non serve a nessuno.

La chat

Le conversazioni sono dirette o di gruppo, arrivano in tempo reale e reggono i messaggi vocali e gli allegati. Il vocale non è un vezzo: per un volontario in servizio, col telefono in mano e i guanti addosso, dettare è più veloce che scrivere.

Dalla conversazione si alza anche la cornetta: la videochiamata si apre per tutti i partecipanti, e chi non era davanti allo schermo trova scritto in chat che è stata avviata, con il link. Una chiamata persa lascia una traccia.

La newsletter

Serve a parlare a chi sta fuori: sostenitori, cittadini, chi si è iscritto a un banchetto. Ogni email porta il link di disiscrizione firmato — senza, una newsletter è posta indesiderata — e la cornice prende i colori della vostra associazione.

Cosa NON facciamo

Va detto chiaramente. Non c'è WhatsApp: non abbiamo un canale ufficiale con Meta, e non vogliamo raccontarvi il contrario. Le notifiche push e gli SMS coprono lo stesso bisogno con canali che controlliamo.

E nessuno di questi strumenti è un sistema di allertamento certificato: sono strumenti di lavoro dell'associazione, non sostituiscono la catena istituzionale.

Da dove cominciare

Manda un avviso di prova a te stesso da un turno vero: capisci in trenta secondi cosa vedono i volontari e su quali canali.